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Prevenzione delle infezioni neonatali da Streptococco di gruppo B mediante immunizzazione materna

News dalla letteratura

Gennaio 23, 2024

Lo Streptococco di gruppo B (GBS) o Streptococcus agalactiae è causa comune di sepsi e meningite nei neonati e lattanti nei primi 89 giorni di vita. Il rischio principale per malattia invasiva da GBS rimane l’esposizione al germe durante il passaggio del neonato attraverso il canale del parto materno colonizzato. L’infezione ascendente può invece portare, oltre ad infezione del feto, anche a corioamniosite materna, parto prematuro e morte endouterina. Nei Paesi ad alto reddito, le donne gravide vengono sottoposte a screening per la colonizzazione dell’area genitale attraverso esecuzione di un tampone vagino-rettale (TVR) al termine del 3° trimestre e somministrazione di profilassi antibiotica intrapartum (PAI) alle donne risultate positive. La PAI è efficace nell’80% dei casi nel prevenire l’infezione neonatale precoce (primi 0-6 giorni) ma non ha effetti sulla prevenzione dell’infezione ad insorgenza tardiva (7-89 giorni) o sulle conseguenze prenatali associate ad un’infezione ascendente.

La somministrazione di un vaccino anti-GBS durante la gravidanza potrebbe prevenire, non solo l’infezione precoce, ma anche quella ad insorgenza tardiva. Inoltre, ridurrebbe l’uso di antibiotici in donne altrimenti sane con effetti contrastanti l’insorgenza di resistenze microbiche e di fenomeni di disbiosi nel neonato. In aggiunta, il vaccino avrebbe un impatto significativo in quei paesi a basso reddito, dove lo screening microbiologico e la PAI non sono disponibili.
GBS esprime polisaccaridi capsulari (CPS) che rappresentano importanti fattori di virulenza. Sono stati identificati 10 sierotipi di CPS (Ia, Ib, II fino al IX), 6 dei quali (Ia, Ib, II fino al V) sono associati a ceppi che causano circa il 98% dei casi di malattia invasiva nei neonati a livello mondiale. Diversi studi sieroepidemiologici hanno dimostrato un’associazione tra l’acquisizione di una concentrazione sufficiente di IgG anti-CPS sierotipo specifiche trasferite per via transplacentare e un rischio ridotto di malattia invasiva neonatale da GBS causata dagli stessi sierotipi. Attualmente, un vaccino esavalente glico-coniugato (GBS6) è in fase di sviluppo come vaccino materno per prevenire la malattia invasiva da GBS nel neonato.
Questo articolo riporta i risultati di uno studio di fase 2, controllato con placebo, su donne gravide, che ha valutato la sicurezza e l’immunogenicità di una singola dose di GBS6 ed ha analizzato il trasferimento transplacentare di anticorpi anti-CPS. Uno studio sieroepidemiologico condotto in parallelo sulla stessa popolazione ha inoltre analizzato la concentrazione di IgG anti-CPS sierotipo-specifici associati ad un ridotto rischio di malattia invasiva nei primi 89 giorni di vita, al fine di identificare una soglia protettiva. Dallo studio è emerso che gli anticorpi anti-CPS sviluppatesi grazie alla vaccinazione sono associati ad un ridotto rischio infettivo nei neonati e lattanti analizzati nello studio sieroepidemiologico. La soglia di IgG associata ad una riduzione del rischio di malattia del 75%-95% è risultata tra 0.184 e 0.827 microgrammi /mL. Per quanto riguarda il profilo di sicurezza, sono stati osservati sia le madri e i bambini e l’incidenza di eventi avversi si è mostrata simile tra i gruppi del trial sia per le madri che per i neonati, con reazioni locali più frequenti nei gruppi che hanno ricevuto GBS6 contenente alluminio fosfato. Tra i neonati e lattanti, il più comune evento avverso è stato il riscontro di anomalie congenite minori quali ernia ombelicale e melanocitosi cutanea congenita. In merito alla risposta anticorpale al vaccino, GBS6 ha indotto una risposta anticorpale materna nei confronti di tutti i sierotipi con un rapporto di anticorpi madre-bambino tra 0.14 e 1.3, in base alla dose somministrata. La percentuale di neonati con concentrazione di IgG superiori a 0.184 microgrammi/mL variava in accordo con il sierotipo e la formulazione, con 57-97% dei neonati che presentava una risposta sierologica alla formulazione più immunogenica.
Lo studio conclude quindi che il vaccino GBS6 ha stimolato la produzione di anticorpi nelle donne gravide, i quali vengono poi trasferiti ai neonati e lattanti con un livello tale da ridurre il rischio di malattia invasiva.

 

 

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