Una revisione sistematica e metanalisi pubblicata recentemente su Pediatrics (Hewitt IK et al. 2017) ha mostrato che non ci sono evidenze sull’utilizzo della profilassi antibiotica nel prevenire il danno renale dopo una prima o seconda infezione delle vie urinarie nei bambini con reflusso vescico-ureterale (RVU) e non.
Sono stati inclusi sette trial randomizzati controllati per un totale di 1427 bambini ed è stata condotta un’analisi a parte per un sottogruppo di pazienti con RVU (1004 bambini). Entrambe le metanalsi non hanno mostrato differenze significative nell’insorgenza di danno renale nei bambini che avevano effettuato la profillassi antibiotica rispetto a chi non l’aveva effettuata (pooled RR, 0.83; 95% CI, 0.55–1.26 [tutti i bambini]; RR, 0.82; 95% CI 0.51–1.31 [bambini con RVU].

La resistenza agli antibiotici è un problema crescente e preoccupante se viene stimato che possa causare - nel 2050 - 10 milioni di morti all’anno, più dei morti per cancro.
Una review su Nature medicine analizza le cause e i possibili rimedi: tra questi l’uso profilattico dei vaccini antibatterici che prevenendo le infezioni riducono la necessità di prescrizione antibiotica e ne riducono la pressione selettiva che sta alla base dell’antibiotico-resistenza
L’articolo analizza diversi vaccini riportando le dimostrazioni come la protezione immunitaria riduca le resistenze, come già dimostrato per l’Haemophylus influenzae e lo Strptococcus pneumoniae. Anche per i vaccini antivirali è dimostrato un effetto di prevenzione delle resistenze, per la netta riduzione dell infezioni batteriche, come nel caso dell’influenza.

Si è chiuso il congresso nazionale 2017.

Potete scaricare i dati del congresso appena svolto a questo link: Dati at a glance 2017 

 

Scatti del Congresso

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Il morbillo è una malattia acuta virale prevenibile con vaccino. Nonostante la disponibilità di un vaccino sicuro ed efficace già dal 1963, il morbillo è ancora oggi una delle principali cause di morte in età pediatrica nel mondo. Nel 2014, sono stati registrati oltre 100.000 decessi a livello mondiale, per lo più in bambini al di sotto dei cinque anni.

Studio sul Morbillo 2017

 

Dr. Andrea Lo Vecchio
Università di Napoli Federico II, Via Pansini 5, 80131 Napoli
Tel: 081.7464232 Cell. 339.5995538
Mail:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il 27 febbraio 2017 l’OMS ha emanato un documento contenente la lista dei “patogeni prioritari”: si tratta cioè dei germi antibiotico-resistenti per i quali si ritiene più urgente la promozione della ricerca e dello sviluppo di nuovi ed efficaci antibiotici. L’antibiotico-resistenza è, infatti, un fenomeno in drastico aumento e progressivamente si stanno esaurendo le opzioni di trattamento disponibili.
La lista è divisa in tre categorie a seconda della priorità: critica, alta e media.
La principale novità è rappresentata dal fatto che il gruppo con livello di priorità 1 (critica) è costituito esclusivamente da batteri Gram-negativi, più frequentemente associati ad infezioni correlate all’assistenza sanitaria e alla presenza di devices. Esso include Acinetobacter baumanii resistente ai carbapenemi, Pseudomonas aeruginosa resistente ai carbapenemi, Enterobacteriaceae resistenti ai carbapenemi e alle cefalosporine di 3°generazione.
Il gruppo a priorità 2 (alta) comprende Enterococcus faecium vancomicino-resistente, Staphylococcus aureus meticillino-resistente o vancomicino-intermedio/resistente, Helicobacter pylori resistente a claritromicina, Campylobacter spp. resistente ai fluorochinoloni, Salmonellae resistenti ai fluorochinoloni, Neisseria gonorrhoeae resistente a cefalosporine/fluorochinoloni.
Infine, il gruppo 3 (priorità media) include Streptococcus pneumoniae non sensibile alle penicilline, Haemophilus influenzae resistente ad ampicillina e Shigella spp. resistente ai fluorochinoloni.

Il link per scaricare il documento completo in pdf è il seguente: http://www.who.int/medicines/publications/WHO-PPL-Short_Summary_25Feb-ET_NM_WHO.pdf?ua=1 

Central nervous system toxicity is the second most common toxicity of fluoroquinolones* (gastrointestinal toxicity is most common) but the vast majority of reports are in adult patients (reflecting the typical usage of the drugs). Only two case reports of levofloxacin neurotoxicity in pediatric patients have been published. In the first case, a previously healthy 13-year-old girl was treated with oral levofloxacin for acute bronchitis and developed delirium two hours after her first dose. The drug was immediately discontinued and she recovered gradually over the next four days (Med J Armed Forces India 69:404, 2013). More recently, a 2-year-old girl with neuroblastoma was begun on levofloxacin prophylaxis prior to stem cell transplantation. Drug administration late in the evening was consistently associated with agitation, confusion, and hallucinations. Altering the time of administration to earlier in the evening resulted in disappearance of symptoms, while incidental rechallenge with a dose late in the evening led to symptom recurrence (J Clin Psychopharmacol 36:737, 2016).

Le società spagnole di malattie infettive pediatriche, di reumatologia pediatrica e di ortopedia pediatrica hanno condotto uno studio sull’epidemiologia e la gestione delle osteomieliti acute (OM) ed artriti settiche (SA) non complicate in bambini di età inferiore ai 14 anni. Sono stati raccolti retrospettivamente i dati di 641 bambini seguiti presso 25 ospedali dal 2008 al 2012. Le infezioni sono state considerate certe in presenza di un esame colturale positivo, altrimenti sono state definite probabili.

“Clostridium difficile infection in children: epidemiology and risk of recurrence in a low-prevalence country”

L’incidenza e la severità dell’infezione da Clostridium difficile (Clostridium difficile infection - CDI) stanno aumentando a livello mondiale in età pediatrica, cosi come riscontrato in età adulta, in particolare negli Stati Uniti ed in Nord Europa.Al momento i dati disponibili in età pediatrica in Italia ed in generale in Europa, sono estremamente scarsi.

La SITIP ha svolto uno studio multicentrico retrospettivo (2008-2013) valutando l’incidenza, gli aspetti clinico-terapeutici e le eventuali complicanze e recidive delle CDI in bambini italiani.
In 7 centri pediatrici italiani sono stati registrati 177 episodi di CDI in 148 pazienti (83 maschi, età mediana 55.3 mesi) con un tasso di 2.25/10.000 ricoveri-anno. Tale incidenza annua è risultata sostanzialmente stabile nel periodo di studio senza significativi incrementi negli ultimi anni. La maggior parte degli episodi registrati (61%) erano relativi ad infezioni acquisite in comunità.

D’altro canto i bambini che avevano contratto l’infezione in ospedale (infezione nosocomiale) mostravano una maggiore durata dei sintomi e della degenza ospedaliera (p = 0.003) ed una maggior esposizione a precedenti terapie antibiotiche (p = 0.0001).

Il trattamento antibiotico di prima linea con metronidazolo (nel 70.7 % dei casi) o con vancomicina (nel 29.3%) ha mostrato simili percentuali di successo terapeutico. Il tasso di recidiva dopo il trattamento di prima linea è stato del 10.8% (16/148), più basso di quello solitamente riportato in paesi con prevalenza maggiori di infezione in età pediatrica (circa 20-30%).

L’uso del metronidazolo per via orale come trattamento di prima linea si è dimostrato essere il principale fattore di rischio indipendente per recidiva di infezione nell’analisi multivarirata [odds ratio (OR) 5.18, 95%CI 1.1-23.8, p = 0.03].
La sindrome da intestino corto post-chirurgico è l’unica condizione che predispondene a recidiva nella popolazione studiata [OR 5.29, 95 % CI 1.17-23.8, p = 0.03].

In conclusione, l’infezione da CD in Italia rappresenta al momento ancora un problema, seppur rilevante, di minore gravità rispetto ad altri paesi mondiali. L’incidenza della CDI è circa 5-10 volte più bassa che negli Stati Uniti e sostanzialmente stabile negli ultimi anni. Le recidive colpiscono un paziente su 10 soprattutto quelli trattati con metronidazolo e con un pregresso intestino corto post-chirurgico e/o in nutrizione parenterale.

Referenza: Lo Vecchio A, Lancella L, Tagliabue C, De Giacomo C, Garazzino S, Mainetti M, Cursi L, Borali E, De Vita MV, Boccuzzi E, Castellazzi L, Esposito S, Guarino A.
Clostridium difficile infection in children: epidemiology and risk of recurrence in a low-prevalence country. Eur J Clin Microbiol Infect Dis. 2016 Sep 30. [Epub ahead of print]

Disponibile a: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27696233

Bertille N, Pons G, Fournier-Charrière E, Khoshnood B, Chalumeau M.
Acta Paediatr. 2016 Nov;105(11):e543-e548. doi: 10.1111/apa.13566.

Scopi: Tale studio analizza il differente utilizzo di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) in età pediatrica da parte dei genitori e degli operatori sanitari.

Metodi: medici di medicina generale, pediatri e farmacisti sono stati inclusi in questo studio osservazionale. A tutti veniva richiesto di arruolare 5 pazienti pediatrici (età 1 mese-12 anni) consecutivi con febbre. Agli operatori sanitari e ai genitori dei bambini inclusi nello studio veniva chiesto di compilare un questionario.

La recente notifica, nelle ultime ore, di un focolaio di 4 casi di morbillo in provincia di Vicenza impone di riportare ancora una volta l’attenzione su una patologia prevenibile con la vaccinazione.

I dati Italiani confermano, dal 1 gennaio al 30 settembre 2016, la diagnosi di morbillo in 584 casi, contro i 255 di tutto il 2015 (di cui 46 casi solo nel mese di dicembre). Solo nel mese di Settembre 2016 sono stati segnalati 43 nuovi casi.
Nell’anno in corso l’88% dei casi è stato segnalato da sei Regioni. La Calabria ha riportato il tasso d’incidenza più elevato (3,5 casi/100.000 abitanti), seguita dalla Campania (2,5/100.000) e dall’Emilia Ro- magna (1,6/100.000).

L’età mediana dei pazienti colpiti è di 17 anni, con un range da 12 giorni a 68 anni. Il 28.3% dei casi aveva meno di 5 anni. Nel 90% dei casi i pazienti non erano vaccinati ed un ulteriore 6.5% aveva effettuato una sola dose. Il 45.5% dei casi è stato ricoverato in Ospedale. Nel 45% dei casi vi è stata inoltre almeno una complicanza.

A livello europeo, dal 1 Settembre 2015 al 31 Agosto 2016, sono stati segnalati, in 30 Paesi dell’EU/EEA, 2.266 casi di morbillo, di cui il 75% confermato in laboratorio.

L’Italia ha segnalato 647 casi, che corrisponde al 29% dei casi totali segnalati nell’EU/EEA durante il periodo di 12 mesi analizzato.

Oltre all’Italia, anche la Romania (N=554), il Regno Unito (N=475), e la Germania (N=241), hanno segnalato un numero elevato di casi. La Romania ha riportato il tasso di incidenza più elevato (27,9/milione di abitanti), seguita dall’Italia (10,2/milione) e dall’Irlanda (8,9/milione). Diciannove Stati Membri hanno riportato un tasso di notifica inferiore a 1 caso/milione di abitanti; nove di questi ultimi hanno riportato zero casi.

L’età è nota per 2.266 casi, di cui 826 (36%) aveva <5 anni e 760 (34%) 20 o più anni di età. L’81% dei casi con età nota era non vaccinato, il 7% aveva ricevuto una sola dose, il 4% aveva ricevuto ≥due dosi, l’1% un numero non specificato di dosi. Non è noto lo stato vaccinale del rimanente 8% di casi.

Sono stati riportati tre decessi per morbillo, di cui due in Romania e uno nel Regno Unito. I decessi si sono verificati in bambini sotto l’anno di età.

Sono attualmente in corso epidemie di morbillo in Danimarca, Romania e il Regno Unito.

Si ribadisce come l’unica misura realmente efficace per la prevenzione sia la vaccinazione!

 

- Dati Tratti da: http://www.epicentro.iss.it/problemi/morbillo/bollettino/RM_News_2016_31%20.pdf